la Cassazione a fine dicembre 2016 afferma che il licenziamento può avere anche l'obiettivo di aumentare i profitti

31/12/2016 In questi giorni di fine dicembre 2016, sulla stampa nazionale, ha fatto notizia un verdetto della Corte di Cassazione che, in una sua pronuncia di fine anno, ha dichiarato legittimo licenziamento di un lavoratore anche se l'azienda non è in crisi ed ha adottato il provvedimento di licenziamento al fine di aumentare i suoi margini di profitto. La pronuncia della Corte di cassazione... [Leggi tutto]

la disputa in Cassazione sull'onere probatorio del licenziamento per giustificato motivo oggettivo

24/10/2016 La corte di appello di Palermo, in una controversia su un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ha affermato che l'onere probatorio a carico dell'azienda non doveva essere inteso "in modo rigido, dovendosi esigere dal medesimo lavoratore una collaborazione nell'accertamento di un possibile ricollocamento nell'assetto organizzativo aziendale, nella specie non realizzata." Nella... [Leggi tutto]

il repechage del lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo

05/04/2016  La Cassazione nel mese di marzo 2016 ha finalmente affermato il principio secondo il quale In materia di illegittimo licenziamento per giustificato motivo oggettivo, spetta al datore di lavoro l'allegazione e la prova dell'impossibilità di repechage del lavoratore licenziato, in quanto requisito del giustificato motivo di licenziamento, con esclusione, pertanto, di ogni onere di... [Leggi tutto]

Le scelte organizzative sono insindacabili

24/05/2015  Il Fatto. Un operaio specializzato è stato licenziato per inidoneità fisica alle mansioni assegnate ed per impossibilità di una sua diversa utilizzazione. L'impugnativa del  licenziamento è stata respinta dal tribunale di Pesaro che riteneva legittimo il recesso. La Corte d'appello di Ancona confermava la... [Leggi tutto]

Anche se in galera, il licenziamento può essere illegittimo

27/12/2014 Un’impresa, procedeva alla risoluzione del rapporto di lavoro con un dipendente addetto a mansioni di guardiania.  La società giustificava il licenziamento per giustificato motivo ai sensi dell’art. 3 della legge n. 604/1966”, ritenendo che l’assenza determinata dalla situazione di custodia cautelare in cui versava il dipendente, non avente una data certa... [Leggi tutto]

Contestualmente al licenziamento altra assunzione: licenziamento illegittimo

16/11/2014 Il Fatto La Corte di Appello di Torino, accoglieva la domanda di una  lavoratrice, avente ad oggetto l'impugnativa del licenziamento oggettivo intimatole  dal datore di lavoro con tutte le conseguenze giuridiche ed economiche di cui alla tutela reale. La Corte di appello a base alla sua decisione  ha posto il rilievo fondante della sua decisione secondo il quale la... [Leggi tutto]

Mansioni, impossibilità sopravvenuta, licenziamento legittimo.

17/01/2014 La corte di cassazione ha ribadito che “non sussiste un diritto del dipendente che si sia venuto a trovare, per sopravvenuta invalidità, nell'impossibilità di svolgere le proprie precedenti mansioni, ad essere adibito a mansioni differenti, né il datore di lavoro è tenuto a modificare a questo fine la propria organizzazione di lavoro. Come sottolineato,... [Leggi tutto]

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

13/01/2014 La corte di cassazione ha confermato il suo precedente indirizzo in materia di onere probatorio sulla legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La corte ha così sintetizzato il principio. “Costituisce principio pacifico nella giurisprudenza di questa Corte che l’onere della prova relativo all’impossibilità di impiego del dipendente... [Leggi tutto]

Licenziamento individuale

07/01/2014 Indennità sostituiva del preavviso e tutela risarcitoria prevista ex art. 8, legge n. 604/1966 Con la sentenza n. 13732 del 2006, la sezione lavoro della Corte di cassazione ha affermato che la violazione dell'obbligo di preavviso del licenziamento, previsto dall'art. 2118 cod. civ., comporta l'attribuzione della relativa indennità sostitutiva in tutti i casi in cui il... [Leggi tutto]

Termini di decadenza per l'impugnazione del licenziamento

Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch' essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volonta' del lavoratore anche attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso. L'impugnazione e' inefficace se non e' seguita, entro il successivo termine di centottanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato. Qualora la conciliazione o l'arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l'accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo. Legge 604/1966

Tentativo preventivo di conciliazione

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, qualora disposto da un datore di lavoro che occupi più di 15 addetti, deve essere preceduto da una comunicazione effettuata dal datore di lavoro alla Direzione territoriale del lavoro del luogo dove il lavoratore presta la sua opera, e trasmessa per conoscenza al lavoratore. Nella comunicazione il datore di lavoro deve dichiarare l'intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo e indicare i motivi del licenziamento medesimo nonche' le eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore interessato. La Direzione territoriale del lavoro trasmette la convocazione al datore di lavoro e al lavoratore nel termine perentorio di sette giorni dalla ricezione della richiesta: l'incontro si svolge dinanzi alla commissione provinciale di conciliazione. La comunicazione contenente l'invito si considera validamente effettuata quando e' recapitata al domicilio del lavoratore indicato nel contratto di lavoro o ad altro domicilio formalmente comunicato dal lavoratore al datore di lavoro, ovvero e' consegnata al lavoratore che ne sottoscrive copia per ricevuta. Le parti possono essere assistite dalle organizzazioni di rappresentanza cui sono iscritte o conferiscono mandato oppure da un componente della rappresentanza sindacale dei lavoratori, ovvero da un avvocato o un consulente del lavoro. La procedura si conclude entro venti giorni dal momento in cui la Direzione territoriale del lavoro ha trasmesso la convocazione per l'incontro. La mancata presentazione di una o entrambe le parti al tentativo di conciliazione e' valutata dal giudice nel successivo ed eventuale contenzioso giudiziario. Legge 604/1966 art. 7.

Durante la prova si può licenziare anche verbalmente

Il licenziamento deve essere comunicato per iscritto e devono essere indicati i motivi. I lavoratori assunti in prova  possono essere licenziati anche oralmente. Ma è consigliabile usare anche per essi la forma scritta con la motivazione del mancato superamento della prova. Legge 604/1966