Non si minacciano e ingiuriano i superiori.

14/04/2017 Un dipendente di Poste Italiane spa, impugnava il licenziamento disciplinare con preavviso intimatogli per essersi presentato presso la sede di lavoro un giorno in cui era sospeso dal servizio in esecuzione di una sanzione disciplinare, ed avere inveito nei confronti del capo reparto e del capo turno con minacce («tu non vedrai più tuo figlio, tu tua moglie, tu la tua... [Leggi tutto]

Un furto di benzina, anche se modesto, legittima il licenziamento disciplinare

06/04/2017 Un dipendente, con mansioni di tecnico di manovra, prelevava durante il suo turno di lavoro circa 20 litri  di gasolio dal carrello di manovra al quale era adibito; il datore di lavoro, dopo avergli contestato il furto, lo ha licenziato per giusta causa. Il lavoratore ha impugnato il licenziamento; a sostegno della sua impugnazione sosteneva che la sanzione del licenziamento era... [Leggi tutto]

Il lavoratore ha l’obbligo di fedeltà, non di omertà. Una denuncia contro l’azienda non comporta l’automatica legittimità del licenziamento disciplinare.

18/02/2017 A un lavoratore è stato contestato di avere sottoscritto un documento, indirizzato alla Procura della Repubblica e al Ministero del Lavoro, con il quale venivano denunciate la utilizzazione illegittima della cassa integrazione guadagni straordinaria e altre violazioni, relative alla disciplina legale e contrattuale del lavoro straordinario, alla utilizzazione di fondi pubblici e alla... [Leggi tutto]

I documenti riservati dell'azienda devono rimanere tali ,pena il licenziamento del lavoratore infedele.

15/02/2017 L'azienda ha contestato ad un suo dipendente il possesso e la abusiva acquisizione di appunti manoscritti concernenti informazioni confidenziali relative al prodotto denominato copolymer, informazioni che si riferivano alle materie prime, al loro costo, alla identità dei fornitori e dei clienti, alle modalità di produzione e di trasporto. Il tribunale e La corte di appello... [Leggi tutto]

La sottile linea di demarcazione del licenziamento per rappresaglia dai motivi disciplinari.

05/02/2017   Un lavoratore dipendente di una nota casa di moda, pubblica sulla sua pagina di Facebook una vignetta con un'immagine raffigurante un coperchio di vasellina cui era sovrapposto un disegno e il marchio dell'azienda. La vignetta si riferiva ad un incontro sindacale infruttuoso per il rinnovo del contratto integrativo aziendale. Il datore di lavoro, venuto a conoscenza della... [Leggi tutto]

Non basta il solo diverbio verbale con il superiore per giustificare un licenziamento.

20/01/2017 Per essersi rifiutato di svolgere l’attività ordinatagli dal capo turno e per il tono minaccioso usato nei confronti del responsabile dello stabilimento, un’azienda ha adottato nei confronti del lavoratore il licenziamento per giusta causa. Il lavoratore ha  impugnato il licenziamento avanti il tribunale; il tribunale ha disposto la sua reintegrazione nel posto di... [Leggi tutto]

Il gps costituisce una modalità indebita di controllo a distanza, licenziamento ingiustificato

09/10/2016 Spesso accade che le aziende installino sui veicoli aziendali dei gps che consentono di verificare, in modo invasivo il tragitto e le soste del prestatore d’opera nel rendere la sua prestazione lavorativa. In questo caso sottoposto alla Corte di Cassazione, che tratta della prestazione lavorativa di una guardia giurata nei suoi servizi di sorveglianza, si addebitava al lavoratore... [Leggi tutto]

Reazione datoriale troppo lenta: illegittimo il licenziamento, ma niente reintegra per il lavoratore.

13/09/2016 La controversia trae origine dall’impugnazione di un licenziamento intimato ad un lavoratore assunto in un istituto di credito, il quale, grazie ad una segnalazione anonima, aveva avuto conoscenza del comportamento negligente e contrario ai propri obblighi contrattuali tenuto dal lavoratore, astenutosi per oltre due mesi dalle attività affidategli e dall’utilizzo della... [Leggi tutto]

Tre giorni di assenza e il silenzio del lavoratore non giustificano il licenziamento.

10/07/2016 Un lavoratore si assente in modo ingiustificato per tre giorni, senza comunicare nulla all’azienda che lo licenzia per giusta causa. Tribunale e Corte di Appello dichiarano la illegittimità del licenziamento perché il contratto collettivo dei grafici, applicato al rapporto di lavoro,  prevede come giusta causa di licenziamento solo l’assenza che si è... [Leggi tutto]

Cassiere licenziato per aver abusato della propria carta fedeltà: provvedimento illegittimo se il vantaggio è minimo

13/05/2016 La vicenda trae origine dalla condotta di un lavoratore addetto alla cassa di un supermercato che, approfittando del suo ruolo, ha utilizzato la propria ‘carta fedeltà’, aumentando il credito di punti a sua disposizione e, allo stesso tempo, attribuendo sconti e promozioni ai clienti impegnati a pagare la propria spesa. Pacifici i fatti oggetto della causa, in quanto non... [Leggi tutto]

Timbra il cartellino del collega: legittimo il licenziamento intimato dalla società

24/03/2016 Con sentenza del 2013 la Corte di appello aveva riformato la sentenza del giudice di primo grado che aveva dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un lavoratore avverso il licenziamento intimatogli da una società cooperativa. La Corte di appello, nell’occasione, aveva ritenuto che il dipendente avesse timbrato volontariamente il cartellino di un collega che sapeva essere... [Leggi tutto]

Non basta una semplice spallata al collega per legittimare il licenziamento

14/02/2016 Il Tribunale e la Corte di appello hanno dichiarato l'illegittimità del licenziamento adottato nei confronti di un lavoratore che aveva dato una "spallata", neppure violenta e, comunque, priva di qualsiasi ulteriore strascico, ad un collega. Nell'occasione nei confronti dello stesso collega era stata pronunciata la frase "ma che cosa ha da guardarmi?". Per la corte di appello e per il... [Leggi tutto]

La minaccia:“ ti distruggo”, licenziamento legittimo

05/02/2016 Un dipendente con la qualifica di autista ha avuto una discussione con l'amministratore della società, durante la quale aveva proferito frasi offensive e minacciose (fra cui "io ti distruggo", "ti spacco il fondoschiena"). Il tribunale riteneva il licenziamento illegittimo e ordinava la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro. La corte di appello, ha riformato la sentenza... [Leggi tutto]

Donna dorme nel deposito in cambio di favori sessuali ai dipendenti: licenziamento per giusta causa può non essere legittimo.

02/02/2016   Nessun dubbio per i giudici di merito: il Tribunale e la Corte d’Appello hanno considerato legittimo il licenziamento per giusta causa intimato ad un lavoratore, che permetteva ad una donna, in “evidente stato di bisogno e con gravi problemi psichici”, di dormire nel deposito dell’azienda, di fatto, coprendola in cambio di favori sessuali. Il lavoratore,... [Leggi tutto]

Illecito penale commesso alle dipendenze del cedente dell’azienda: l’acquirente può licenziare per giusta causa

13/10/2015 Il giudizio trae origine dal licenziamento per giusta causa intimato ad un lavoratore da parte della società cessionaria presso la quale prestava la propria attività lavorativa. La Corte rilevava che il lavoratore, il 16 marzo 2010, era stato distaccato presso la ricorrente; questa, ricevuta il 15 marzo 2011 comunicazione di una condanna penale dell'impiegato, lo aveva sospeso... [Leggi tutto]

Il licenziamento per scarso rendimento da maneggiare con cautela

20/08/2015 Il tribunale di Milano, prima, e la corte di appello, dopo, hanno respinto la domanda di annullamento di un licenziamento intimato da un’azienda di trasporti per scarso rendimento del lavoratore. Lo scarso rendimento era rinvenibile, sia per il tribunale che per la Corte di Appello, essenzialmente a causa delle ripetute assenze del lavoratore per malattia. Tra i vari motivi... [Leggi tutto]

I debiti contratti da una dipendente bancaria non legittimano il suo licenziamento

10/08/2015 Una banca intima il licenziamento disciplinare ad una dipendente che, a causa di debiti contratti nelle sue scelte extralavorative, ha subito la notificazione di atti di precetto e successivamente di atti di pignoramento non avendo provveduto ad estinguere le sue posizioni debitorie. La dipendente licenziata svolgeva mansioni di carattere meramente amministrativo (controllo della... [Leggi tutto]

Una semplice denuncia penale senza calunnia non integra gli estremi del licenziamento per giusta causa

09/07/2015 La Corte d'appello di Catanzaro, dichiarava illegittimi i licenziamenti disciplinari intimati ad un gruppo di lavoratori negando che costituisca giusta causa di recesso l'addebito mosso ai lavoratori, consistente nell’aver denunciato il proprio datore di lavoro accusandolo di aver alterato e/o abusato di fogli firmati in bianco contenenti ricevute di pagamento da lui esibite nel corso di... [Leggi tutto]

Quel netturbino trovato a giocare a carte durante l'orario di lavoro, con il jobs act non sarebbe mai stato reintegrato nel posto di lavoro

04/07/2015 Nel mese di maggio del 2006 un netturbino anticipa arbitrariamente l'orario di uscita dal lavoro di un quarto d'ora, e va a giocare a carte in un circolo ricreativo; colto in flagranza mentre giocava a carte è stato licenziato immediatamente per giusta causa. Il tribunale in primo grado, la corte d'appello in secondo grado e la corte di cassazione in sede di legittimità hanno... [Leggi tutto]

Abbandona il posto di lavoro per appartarsi con una donna, licenziamento legittimo

23/11/2014 Un dipendente, che prestava la sua attività lavorativa con la mansione di operatore presso una stazione metropolitana di Napoli è stato licenziato perché, “nel normale orario di lavoro” non era presente sulla sua postazione di lavoro ed era stato sorpreso da una utente della metropolitana “in atto sessuale con una donna”. La cliente aveva... [Leggi tutto]

ARTICOLO 2119 codice civile. Recesso per giusta causa. Il datore di lavoro o il lavoratore  possono recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato, o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l'indennità sostituiva del preavviso.

ART. 18 dello statuto dei lavoratori. Tutela del lavoratore in caso di licenziamento disciplinare illegittimo. Il giudice, nelle ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, per insussistenza del fatto contestato ovvero perche' il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili, annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro e al pagamento di un'indennita' risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, Il datore di lavoro e' condannato, altresi', al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione.

ARTICOLO 2118 codice civile. Recesso dal contratto a tempo indeterminato. Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti, dagli usi o secondo equità.

In mancanza di preavviso, il recedente è tenuto verso l'altra parte a un'indennità equivalente all'importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.

 

Art. 18 dello statuto dei lavoratori : licenziamento illegittimo ma con il solo diritto ad una indennità risarcitoria, senza reintegrazione nel posto di lavoro. Il giudice, nelle altre  ipotesi (il fatto sussiste ed è stato commesso dal lavoratore) ma in cui accerta che non ricorrono comunque gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, dichiara risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennita' risarcitoria onnicomprensiva determinata tra un minimo di dodici e un massimo di ventiquattro mensilita' dell'ultima retribuzione globale di fatto, in relazione all'anzianita' del lavoratore e tenuto conto del numero dei dipendenti occupati, delle dimensioni dell'attivita' economica, del comportamento e delle condizioni delle parti, con onere di specifica motivazione a tale riguardo.