anche se la nuova sede si trova nello stesso comune

Chi assiste un lavoratore disabile non può essere spostato da una sede a un'altra

anche se la nuova sede si trova nello stesso comune

03/09/2019 Un lavoratore usufruisce delle tutele previste dalla legge 104/1992 perché presta assistenza a un parente disabile. L'azienda lo trasferisce da un ufficio a un altro, nell'ambito dello stesso comune di Pesaro. La Corte di Appello ha dichiarato legittimo lo spostamento di sede affermando che lo spostamento "pur comportando una maggiore distanza tra sede di lavoro e luogo di dimora della... [Leggi tutto]
In India il lavoratore sarebbe stato adibito a mansioni che intaccavano il patrimonio della sua professionalità

Nel distacco occorre preservare la professionalità del distaccato

In India il lavoratore sarebbe stato adibito a mansioni che intaccavano il patrimonio della sua professionalità

16/12/2018 La Kiwa Cermet Italia spa ha comunicato ad un suo dipendente il distacco presso una sua società collegata operante in India. Il lavoratore ha contestato il distacco e si è rifiutato di adempiervi assumendo che le mansioni che avrebbe dovuto svolgere in India presso la società collegata erano diverse rispetto a quelle a cui era adibito in Italia, direttamente alle... [Leggi tutto]
Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 27 giugno – 5 dicembre 2017, n. 29054

Se il trasferimento non è sorretto da comprovate ragioni, il lavoratore ben può rifiutarsi di adempiere all’ordine impartito

Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 27 giugno – 5 dicembre 2017, n. 29054

06/12/2017 Un’azienda comunica ad un suo dipendente il trasferimento da una unità produttiva ad un’altra. Il lavoratore si rifiuta di adempiere ritenendo che il suo trasferimento fosse immotivato. L’azienda, di fronte al rifiuto gli ha intimato il licenziamento per essersi rifiutato e per essere rimasto assente dal lavoro. Il tribunale ha dichiarato il licenziamento legittimo,... [Leggi tutto]
Dalla Biennale di Venezia 2015. Padiglione Vaticano

Il giornalista inserito stabilmente nell’azienda è un lavoratore subordinato

Dalla Biennale di Venezia 2015. Padiglione Vaticano

26/10/2015 La questione, originata dalla cessazione del rapporto di lavoro fra una giornalista ed il giornale nazionale presso il quale lavorava, è stata rimessa all’esame del Tribunale, che in primo grado ha accertato la natura subordinata della prestazione, condannando l’azienda al pagamento delle differenze retributive ed alla reintegra della lavoratrice nel posto di lavoro, in... [Leggi tutto]

Il datore di lavoro può trasferire per incompatibilità ambientale.

17/01/2014 La Corte di Cassazione, con sentenza del 2 settembre 2008 n. 22059 ha affermato che è legittimo il trasferimento di un lavoratore da una sede lavorativa ad un'altra che il datore aveva giustificato con la necessità di dover rasserenare i rapporti tra il lavoratore e i suoi colleghi di lavoro che erano divenuti tesi. Il trasferimento era avvenuto, peraltro, senza dequalificazione... [Leggi tutto]

Trasferimento del lavoratore, non occorre subito la motivazione

07/01/2014 Inversione di rotta della giurisprudenza della Cassazione in un’ormai consolidata prassi giurisprudenziale secondo la quale vige l’obbligo, per il datore, di porre il dipendente in grado di conoscere i motivi del trasferimento. Nel caso in questione un lavoratore ingiustamente trasferito ha fatto ricorso dopo che, in assenza di comunicazione delle ragioni del trasferimento, non si... [Leggi tutto]

Il trasferimento

Il datore di lavoro può trasferire il lavoratore dal luogo di lavoro presso il quale ha prestato normalmente la sua attività lavorativa. Il trasferimento da un'unità produttiva all'altra, però, può essere adottato solo in presenza di "comprovate ragioni tecniche organizzative o produttive".  Senza queste esigenze oggettive il trasferimento è illegittimo. Il lavoratore, avuta comunicazione del trasferimento, può chiedere che il datore di lavoro gli fornisca la motivazione del provvedimento. Il provvedimento di trasferimento, se contestato dal lavoratore, deve essere impugnato con immediatezza, entro 60 giorni dalla sua comunicazione. Nei successivi 180 giorni, poi, occorre depositare il ricorso avanti il giudice del lavoro. L'inosservanza di questi termini comporta la definitività del provvedimento. È opportuno che il lavoratore esegua momentaneamente l'ordine di trasferimento anche se lo dovesse ritenere illegittimo, al fine di impedire insubordinazioni o assenze ingiustificate dal lavoro.