29/03/2026
La Corte d’Appello di Milano ha dichiarato illecito un appalto nel settore della logistica aeroportuale, accertando che il lavoratore, formalmente dipendente di società appaltatrici, operava in realtà sotto la direzione della società committente.
Il lavoratore svolgeva dal 2020 attività di fattorinaggio, gestione documentale e controllo spedizioni presso il magazzino cargo dell’aeroporto di Malpensa. Il servizio era affidato in appalto a società esterne, ma l’attività veniva eseguita utilizzando strumenti messi a disposizione dalla committente e seguendo le indicazioni operative dei suoi dipendenti.
Dalle prove è emerso che la committente forniva i principali mezzi di lavoro — tra cui scanner collegati al proprio sistema informatico e un’autovettura aziendale — e impartiva direttamente istruzioni sulle attività quotidiane. Il lavoratore veniva inoltre impiegato in mansioni ulteriori rispetto all’oggetto dell’appalto, come l’accompagnamento di funzionari doganali con mezzi aziendali.
Secondo la Corte, tali elementi dimostrano l’assenza di una reale autonomia organizzativa in capo all’appaltatore e l’inserimento della prestazione nell’organizzazione aziendale della committente.
L’appalto è stato quindi qualificato come interposizione illecita di manodopera, con conseguente costituzione di un rapporto di lavoro subordinato direttamente con la committente a decorrere dal 1° marzo 2020.
La società è stata condannata alla riammissione in servizio del lavoratore e al pagamento delle retribuzioni maturate dalla messa in mora fino alla reintegrazione.
La decisione ribadisce un principio consolidato: l’appalto è genuino solo se l’appaltatore organizza realmente il lavoro e dirige i propri dipendenti; quando il potere direttivo è esercitato dalla committente, l’appalto si traduce in una mera fornitura di manodopera.
Corte d’Appello di Milano, sez. lavoro, sentenza 19 febbraio 2026, n. 201/2026 – Pres. Mantovani, rel. Bertoli.