29/03/2026
Una store manager della grande distribuzione è stata licenziata per giusta causa a seguito di segnalazioni interne provenienti dalle dipendenti del punto vendita di Assago.
Le contestazioni riguardavano frasi discriminatorie nei confronti di una lavoratrice dichiaratasi “agender”, il controllo dell’attività del personale tramite telecamere e ripetute umiliazioni e aggressioni verbali verso le sottoposte. Era stata inoltre contestata la falsa registrazione di alcune presenze lavorative.
La Corte d’Appello ha escluso quest’ultimo addebito, ritenendolo plausibilmente giustificato, ma ha confermato la gravità degli altri comportamenti.
Secondo i giudici, le condotte accertate risultano incompatibili con il ruolo di responsabile di negozio, in quanto idonee a creare un clima lavorativo ostile e a violare i doveri di correttezza e tutela dell’ambiente di lavoro.
Anche in assenza di uno degli addebiti, gli altri sono stati ritenuti sufficienti a giustificare il licenziamento per giusta causa.
Corte d’Appello di Milano, sez. lavoro, sentenza n. 233/2026, Pres. rel. Susanna Mantovani.