Tribunale di Varese, Sezione Lavoro

Rassegna cronologica delle pronunce — maggio 2026

Lavoro domestico in nero: servono prove precise

Una lavoratrice sosteneva di avere prestato per anni attività di pulizia, assistenza e accompagnamento di una persona anziana, chiedendo TFR, ferie, tredicesima e preavviso. Il giudice ha rigettato il ricorso perché mancavano prove precise della subordinazione: non risultavano documenti, indizi esterni o testimonianze puntuali su tempi, modalità, direttive e continuità della prestazione. Nel lavoro domestico «in nero» il punto decisivo non è solo provare di avere aiutato una persona, ma dimostrare l'esistenza di un vero rapporto subordinato, con orari, compenso, direttive e inserimento stabile nell'organizzazione familiare. Il possesso delle chiavi di casa o testimonianze familiari generiche non bastano.

Principio affermato: per il riconoscimento di un rapporto di lavoro domestico non regolarizzato occorre provare in modo puntuale tempi, modalità, direttive e continuità della prestazione; generiche testimonianze di aiuto non sono sufficienti.

Tribunale di Varese, Sez. Lavoro, sent. n. 255/2026, R.G. 440/2021, pubbl. 28 maggio 2026 — giud. dott.ssa Federica Cattaneo.


Non basta chiamarla cameriera di supporto: se gestisce la sala ha diritto al livello superiore

Una lavoratrice era stata assunta con un livello contrattuale inferiore, ma dalle testimonianze è emerso che operava come vera cameriera di sala: accoglieva i clienti, prendeva le ordinazioni, consigliava piatti e vini, svolgeva servizio ai tavoli e attività di bar, lavorando con autonomia e responsabilità proprie della mansione. Il Tribunale ha riconosciuto il diritto al IV livello del CCNL Turismo – Pubblici Esercizi: non si trattava di semplice addetta di supporto o ausilio al personale qualificato, ma di una lavoratrice che svolgeva direttamente le attività tipiche della sala ristorante. Il datore non può risparmiare sul costo del lavoro attribuendo qualifiche inferiori a chi, nella realtà quotidiana, svolge mansioni di livello superiore.

Principio affermato: l'inquadramento professionale dipende dalle mansioni realmente svolte e non dalla qualifica indicata in contratto; sono i fatti, e non il contratto, a determinare il corretto inquadramento.

Tribunale di Varese, Sez. Lavoro, sent. n. 231/2026, R.G. 378/2020, pubbl. 28 maggio 2026 — giud. dott.ssa Federica Cattaneo.