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Niente infortunio sul lavoro, se il percorso casa-lavoro è frutto di scelte personali

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06/08/2021

Non sussiste più il nesso causale tra percorso stradale e attività lavorativa

La moglie, in proprio e quale genitrice esercente la potestà sui figli minori, ha convenuto avanti il tribunale di Roma l’Inail perché fosse condannata a corrisponderle la rendita dovuta ai superstiti e l’assegno una tantum da riconoscersi a causa della morte del proprio coniuge avvenuto in conseguenza di un incidente stradale di cui era rimasto vittima. A fondamento della domanda di corresponsione dell’assegno, la moglie ha assunto che il decesso del marito era avvenuto nell’espletamento dei suo obblighi lavorativi: era andato a prendere e riaccompagnare a casa a conclusione della serata lavorativa un collega di lavoro (barman impiegato presso il locale ove si svolgeva attività di bar e pub ove il marito prestava la propria attività) perché privo di mezzo di trasporto proprio. È stato giudizialmente accertato che l'incidente si era verificato lungo una strada provinciale che il marito stava percorrendo per far ritorno alla propria abitazione, dopo aver lasciato a casa il suo collega barman. L'autovettura dal medesimo condotta aveva urtato violentemente il terminale d'acciaio del guard-rail che era penetrato all'interno dell'abitacolo colpendolo mortalmente.

Per la moglie l'infortunio era da ritenersi come avvenuto in occasione dell'espletamento dell'attività di lavoro giacché il marito era stato incaricato dal datore di lavoro di accompagnare il collega di lavoro presso la propria abitazione Questa sua condotta non era frutto di una scelta volontaria diretta a soddisfare esigenze personali del marito deceduto ma costituiva l'adempimento di una attività occasionalmente affidatagli dal datore di lavoro. I giudici di merito hanno negato che l'incidente mortale potesse ritenersi occorso nell'espletamento di un’attività di lavoro ordinata dal datore di lavoro riconducendola però all’infortunio in itinere con conseguenze opposte: il tribunale ha accolto la domanda della moglie mentre per la corte di Appello l’ha rigettata perché ha ritenuto che l’incidente si era verificato non lungo il tragitto normale lavoro- casa ma in un luogo in cui il lavoratore non aveva motivo di trovarsi a causa della sua prestazione lavorativa. La Corte di Appello di Roma ha riformato la sentenza respingendo ogni domanda della moglie proposta contro l’Inail.

La moglie ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di appello.

La corte di Cassazione ha preliminarmente evidenziato che la circostanza della percorrenza della strada su incarico del datore di lavoro costituiva una questione in fatto non ricorribile in Cassazione. E quindi non esaminabile dalla Corte. Il fatto resta fissato in modo definitivo così come accertato dalla Corte di Appello e dallo stesso Tribunale ricondotto alla figura giuridica dell’infortunio in itinere.

Per quanto concerne il fatto dell’assunto infortunio in itinere, la Cassazione ha evidenziato che è stato così ricostruito definitivamente dai giudici di merito “la deviazione del percorso è stata determinata dalla decisione del C. di andare a prendere e riaccompagnare a casa, a conclusione della serata, il barman B. , il quale aveva fatto presente che, a causa di un guasto alla propria autovettura, non avrebbe potuto recarsi al lavoro per la serata del (omissis) ; dunque, poiché nelle ore notturne nei pressi del locale non vi erano mezzi pubblici, il C. decise di prendere e riaccompagnare il barman per garantire la sua presenza durante la serata inaugurale del locale. (...) la mancata percorrenza dell'iter normale per raggiungere la propria abitazione dal lavoro (...) è stata il frutto di una scelta nell'ambito di una pluralità di alternative possibili (...)”.

Esaminando in diritto le questioni relative all’infortunio in itinere la Cassazione ha affermato che “Questa Corte di legittimità ha reiteratamente affermato che il D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 2 copre tutti i casi di infortunio avvenuto per causa violenta "in occasione di lavoro" che cagionino un'inabilità al lavoro superiore a tre giorni, rientrando nella nozione di occasione di lavoro tutti i fatti, anche straordinari ed imprevedibili, inerenti all'ambiente, alle macchine, alle persone, al comportamento colposo dello stesso lavoratore, ivi compresi gli spostamenti spaziali funzionali allo svolgimento della prestazione; con l'avvertenza che ,sotto quest'ultimo aspetto, per quanto qui di particolare interesse, devono ritenersi protette ‘non solo le attività manuali tipiche ma anche quelle preparatorie, accessorie o connesse, purché indispensabili alla prestazione lavorativa" (Cass. n. 12549/18), con l'unico limite del rischio elettivo, inteso come tutto ciò che sia estraneo e non riguardante l'attività lavorativa e dovuto ad una scelta arbitraria del lavoratore (Cass. n. 17917/2017). Nel caso di specie si è accertato che l'evento fu frutto di un arbitrario aggravamento del rischio determinato dalla condotta del lavoratore per cui non vi è spazio per l'applicazione dei principi espressi da questa Corte di legittimità, secondo i quali (vd. Cass. n. 13314 del 2018) l'occasione di lavoro deve essere intesa in senso funzionale, nel senso che essa può ricorrere anche in caso di mancanza delle particolari condizioni previste dal D.Lgs. n. 38 del 2000, art. 12 per potersi configurare un'ipotesi di infortunio in itinere (in senso stretto), non potendosi escludere l'occasione di lavoro, sulla base della disciplina generale dettata dall'art. 2 cit., tutte le volte che debbano ritenersi assicurate anche altre ipotesi di infortunio "sulle vie del lavoro", come ad es. per chi si reca sulla strada in un percorso che collega la sede di lavoro ad un altro luogo per motivi di lavoro. Neppure rileva, … che certamente l'incidente si verificò lungo la strada provinciale (…) (denominata (omissis) che il C. stava percorrendo per far ritorno alla propria abitazione dopo aver lasciato a casa propria, in (…), il barman B. e, dunque, non lungo il tragitto normale lavoro -casa. Si tratta cioè di una condotta che spezza il nesso causale e funzionale con l'attività lavorativa (vd. Cass. n. 20221 del 2010; 18786 del 2014) dovendosi riaffermare il principio secondo il quale in tema di infortunio "in itinere", indipendentemente dall'applicazione del D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 2, comma 3, (aggiunto dal D.Lgs. n. 38 del 2000, art. 12), per rischio elettivo, che esclude la cosiddetta "occasione di lavoro", si intende una condotta personalissima del lavoratore, avulsa dall'esercizio della prestazione lavorativa o ad essa riconducibile, esercitata ed intrapresa volontariamente in base a ragioni e motivazioni del tutto personali, al di fuori dell'attività lavorativa a prescindere da essa, idonea ad interrompere il nesso eziologico tra prestazione ed attività assicurata. Ne consegue che seppure è vero che l'infortunio che sia occorso al lavoratore nel tragitto prescelto per raggiungere il posto di lavoro non è escluso dalla copertura assicurativa per il solo fatto che non fosse il "più breve", si deve pur sempre verificare la "normalità" della percorrenza dell'itinerario seguito e la sua non riconducibilità, come è avvenuto nel caso di specie, a ragioni personali, estranee all'attività lavorativa.” Cass. civ., sez. lav., sent., 3 agosto 2021, n. 22180.

Ogni domanda diretta così ad ottenere il riconoscimento dell’infortunio in itinere è sfumata con i conseguenti benefici previdenziali connessi a favore della moglie superstite e dei figli minori.

 

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 Diritto del lavoro — In questo sito trattiamo in modo sistematico gli istituti del diritto del lavoro (fonti, presupposti, effetti) e pubblichiamo una selezione ragionata di giurisprudenza realmente operativa. Il tutto con particolare attenzione sulla Lombardia: decisioni di Corti d’Appello e Tribunali del territorio, baricentro del diritto vivente per volume di cause e specializzazione dei magistrati. Le controversie si definiscono soprattutto nei giudizi di merito; la Cassazione interviene su motivi di legittimità assai circoscritti. Offriamo sintesi tecniche, massime giurisprudenziali  utili e rimandi ai testi integrali.

Numeri chiari, giustizia più rapida

I giudici del lavoro, nei tribunali e nelle corti d’appello, non amano confrontarsi con i numeri. Quando una causa richiede conteggi, la prassi è quasi sempre la stessa: nominare un consulente tecnico d’ufficio e adeguarsi alle sue conclusioni. Ma questo significa allungare i tempi e appesantire il procedimento con costi ulteriori.
Proprio perché questa è la realtà, il giuslavorista ha un dovere in più: presentare la parte economica del ricorso in modo chiaro, lineare e subito comprensibile. Se le pretese o le contestazioni sono esposte con semplicità e precisione, la consulenza tecnica può diventare inutile.
È un compito che non si può ignorare. Difendere un lavoratore o un’azienda significa anche saper trasformare principi giuridici in cifre leggibili, senza zone d’ombra. Il giuslavorista si misura qui: nello sforzo costante di rendere trasparenti i numeri della causa, perché solo numeri chiari possono portare a decisioni corrette con il diritto e le previsioni del CCNL.

La rapidità come obbligo dello studio 

Nel diritto del lavoro la celerità è imprescindibile. La legge prevede che, dopo l’impugnazione di un licenziamento o di un trasferimento, il ricorso debba essere depositato entro 180 giorni: decorso tale termine, il diritto si perde. È una scansione temporale rigida, che impone al lavoratore di non lasciare che il tempo eroda la propria tutela.
 
 

La celerità come esigenza concreta

L’urgenza non riguarda solo i provvedimenti cautelari, ma anche le controversie in materia di differenze retributive e risarcimenti. In un contesto caratterizzato da appalti ed esternalizzazioni, accade frequentemente che le imprese appaltatrici cessino l’attività o si cancellino dal registro delle imprese subito dopo aver concluso l’affare, lasciando i lavoratori privi di un interlocutore effettivo. In questi casi, la tempestività dell’azione è decisiva. Solo intervenendo rapidamente è possibile preservare l’effettività della tutela giurisdizionale ed evitare che la decisione giudiziale si trasformi, come le gride manzoniane, in un enunciato privo di reale efficacia.

Buste paga e contratti collettivi: una specializzazione indispensabile

Nel diritto del lavoro, applicare correttamente i contratti collettivi e redigere le buste paga con precisione non è un dettaglio: è una linea di confine tra la tutela dei diritti e il rischio concreto di contenziosi. Per il lavoratore significa poter confidare che chi legge quei numeri veda anche ciò che non è detto: scatti di anzianità, indennità, straordinari, clausole contrattuali speciali — tutto ciò che si nasconde dietro le cifre.
Per l’azienda, invece, un errore — anche minimo — può costare doppiamente: dovrà ripagare somme già versate in difetto e versare differenze che il giudice riconosce per mancata corretta applicazione del contratto collettivo. In altri termini: un “risparmio scorretto” oggi può trasformarsi in un esborso ben più grave domani.
Ecco perché la specializzazione tecnica in contratti collettivi e paghe non è una mera opzione: è un’assicurazione per chi tutela i diritti dei lavoratori e una protezione per chi assume l’onere della compliance aziendale.

 

 

  La nostra forza: istituti retributivi  e numeri, un sapere unitario

 Leggere e interpretare le previsioni economiche di un contratto collettivo non è mai semplice. Non basta scorrere le tabelle: occorre   tradurre principi giuridici astratti nei calcoli che incidono sui diversi istituti retributivi. È un passaggio complesso, che richiede   conoscenza tecnica e visione giuridica.
 La difficoltà sta proprio qui: coniugare l’astrattezza del concetto con la concretezza del numero. È un’operazione che non può essere   spezzata, né divisa tra più mani. Se la si frammenta, si rischia di perdere la piena comprensione del sistema.
La nostra forza nasce da questa consapevolezza: costruiamo in modo unitario istituti giuridici e proiezioni economiche, senza scollature tra teoria e pratica. Diritto del lavoro e numeri camminano insieme, in un’unica lettura. Ed è proprio questa integrazione che rende il nostro lavoro affidabile, solido e capace di dare risposte certe a lavoratori e imprese.