22/09/2018
La titolare di un negozio di acconciature per capelli, a seguito di un accertamento dei carabinieri che aveva constatato l'impiego di un lavoratore clandestino privo di regolare contratto di lavoro, aveva chiesto ai militari di soprassedere e aveva infilato 3 banconote per un valore complessivo pari al € 50, nella mano sinistra di uno degli operanti.
La parrucchiera è stata tratta in arresto dalla forza pubblica perché vi era flagranza di reato. Ma il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lodi ha rigettato la richiesta di convalida dell'arresto della parrucchiera per il reato di istigazione alla corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio. Contro questo provvedimento di rigetto della convalida dell'arresto ha fatto ricorso in cassazione il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lodi.
La cassazione ha accolto il ricorso della procura della Repubblica perché ha affermato che il giudice per le indagini preliminari, in questo caso, non ha adeguatamente valutato le circostanze oggettive che avevano indotto i carabinieri ad operare quell'arresto. L'esistenza delle condizioni dell'arresto devono essere valutate con specifico riferimento al momento in cui quel provvedimento è stato posto in essere, senza che abbiano incidenza successive ed estranee circostanze.
L'arresto da parte dei carabinieri per la Cassazione è stato regolarmente eseguito, nel rispetto delle previsioni di legge.
Corte di cassazione si sezione 6ª penale sentenza numero 40.264 del 27 giugno.
Nella foto: affresco di parrucchiera dalla villa dei misteri di Pompei.
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La celerità come esigenza concreta
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