22/01/2014
Secondo una recente sentenza della sezione Famiglia del Tribunale di Roma fare shopping sfrenato può essere un valido motivo di addebito di colpa in caso di separazione. Un uomo, stanco della moglie shopping-dipendente, ha infatti chiesto che venisse riconosciuto alla stessa l'addebito della colpa per la separazione, data la situazione diventata ormai intollerabile.
Infatti nessuna delle spese da lei effettuate nell'arco di un triennio, 2006-2009, potevano in qualche modo relazionarsi ad un solo acquisto fatto per i figli o per la casa. Insomma tutto il carico delle spese gravava sulle spalle del marito che in sede di separazione si è appellato all'art.143 del codice civile che obbliga entrambi i coniugi a concorrere alle spese nell'interesse della famiglia.
Così per la prima volta i giudici hanno addebitato una separazione per un motivo diverso dal tradimento coniugale o dalla violenza familiare, per una causa frivola ma assai dannosa. E alla donna spetterà farsi carico anche delle spese processuali.
Milano 02-05-2013
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Proprio perché questa è la realtà, il giuslavorista ha un dovere in più: presentare la parte economica del ricorso in modo chiaro, lineare e subito comprensibile. Se le pretese o le contestazioni sono esposte con semplicità e precisione, la consulenza tecnica può diventare inutile.
La celerità come esigenza concreta
L’urgenza non riguarda solo i provvedimenti cautelari, ma anche le controversie in materia di differenze retributive e risarcimenti. In un contesto caratterizzato da appalti ed esternalizzazioni, accade frequentemente che le imprese appaltatrici cessino l’attività o si cancellino dal registro delle imprese subito dopo aver concluso l’affare, lasciando i lavoratori privi di un interlocutore effettivo. In questi casi, la tempestività dell’azione è decisiva. Solo intervenendo rapidamente è possibile preservare l’effettività della tutela giurisdizionale ed evitare che la decisione giudiziale si trasformi, come le gride manzoniane, in un enunciato privo di reale efficacia.

