21/01/2014
La corte di cassazione ha affermato che il semplice inadempimento dell'obbligo di corresponsione dell'assegno nella misura disposta dal giudice in sede di divorzio, prescindendo dalla prova dello stato di bisogno dell'avente diritto, costituisce delitto anche se corrisposto in misura ridotta. L'obbligato non ha il potere di autoridursi l'assegno.
La moglie, pertanto, può anche essere economicamente più forte del marito inadempiente ma questo non vale a salvare il marito dalla condanna penale. L'eventuale esistenza dello stato di bisogno dell'avente diritto è circostanza ritenuta del tutto irrilevante ed ininfluente. (Cass. Penale, Sez. 6, 27 marzo 2007 n. 37079; cassazione penale Sezione sesta, sentenza n. 39938/09; depositata il 13 ottobre).
Milano 2 novembre 2009.
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Proprio perché questa è la realtà, il giuslavorista ha un dovere in più: presentare la parte economica del ricorso in modo chiaro, lineare e subito comprensibile. Se le pretese o le contestazioni sono esposte con semplicità e precisione, la consulenza tecnica può diventare inutile.
La celerità come esigenza concreta
L’urgenza non riguarda solo i provvedimenti cautelari, ma anche le controversie in materia di differenze retributive e risarcimenti. In un contesto caratterizzato da appalti ed esternalizzazioni, accade frequentemente che le imprese appaltatrici cessino l’attività o si cancellino dal registro delle imprese subito dopo aver concluso l’affare, lasciando i lavoratori privi di un interlocutore effettivo. In questi casi, la tempestività dell’azione è decisiva. Solo intervenendo rapidamente è possibile preservare l’effettività della tutela giurisdizionale ed evitare che la decisione giudiziale si trasformi, come le gride manzoniane, in un enunciato privo di reale efficacia.

