29/11/2019
I dipendenti spronati dalla direzione aziendale a bere liquori sul lavoro. L'informazione potrebbe essere considerata come uno scherzo, pubblicizzata per ridere ma non è cosa che fa ridere i lavoratori, addetti alle vendite del gruppo specializzato nel commercio di vini e alcolici, che affermano di essere diventati alcolisti perchè incitati dai loro superiori a bere, "per dare l'esempio" e incrementare le vendite.
Nei bar, nelle discoteche e nelle feste questi lavoratori dicono di avere avuto a disposizione un budget per offrire dei bicchieri gratis ai clienti; si beveva insieme, dipendenti e clienti, incoraggiati in questa pratica dai capi gerarchici dell'azienda. I lavoratori hanno convenuto la società avanti il tribunale francese per chiederle il risarcimento dei danni. Uno di essi afferma di essere rimasto ubriaco fradicio durante una manifestazione vinicola, un altro ex dipendente afferma di essere stato costretto, per ragioni di lavoro, a bere fino a 40 Ricard al giorno in occasione delle manifestazioni alle quali doveva partecipare. Uno dei ricorrenti in tribunale ricorda che quando qualche dipendente si rifiutava di bere, il capo lo rimproverava aspramente dicendo "non ti piacciono i prodotti che vendi?"
Il gruppo Pernod Ricard ha respinto l'accusa e ha negato l'esistenza di una politica di incitamento alla consumazione di alcol tra i suoi dipendenti addetti alla commercializzazione di vini e alcolici. L'azienda, che è il numero due mondiale nel settore dei vini e degli alcolici, ha assicurato in un comunicato che non esistono direttive interne date agli addetti alle vendite per indurli a bere nell'espletamento delle loro mansioni. Il gruppo ha anche annunciato di aver creato un numero verde anonimo per raccogliere le testimonianze dei collaboratori.
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Proprio perché questa è la realtà, il giuslavorista ha un dovere in più: presentare la parte economica del ricorso in modo chiaro, lineare e subito comprensibile. Se le pretese o le contestazioni sono esposte con semplicità e precisione, la consulenza tecnica può diventare inutile.
La celerità come esigenza concreta
L’urgenza non riguarda solo i provvedimenti cautelari, ma anche le controversie in materia di differenze retributive e risarcimenti. In un contesto caratterizzato da appalti ed esternalizzazioni, accade frequentemente che le imprese appaltatrici cessino l’attività o si cancellino dal registro delle imprese subito dopo aver concluso l’affare, lasciando i lavoratori privi di un interlocutore effettivo. In questi casi, la tempestività dell’azione è decisiva. Solo intervenendo rapidamente è possibile preservare l’effettività della tutela giurisdizionale ed evitare che la decisione giudiziale si trasformi, come le gride manzoniane, in un enunciato privo di reale efficacia.

