20/04/2017
Un ex fidanzato con condotte reiterate minacciava e molestava la ex compagna, in particolare: piantonava la sua abitazione, effettuava al suo indirizzo numerose telefonate dai contenuti minacciosi ed ingiuriosi, le inviava numerosi s.m.s., la pedinava per poi minacciarla di sparare alle gambe a lei ed ai suoi congiunti, si presentava presso il luogo di lavoro minacciando il titolare del bar di dare fuoco al locale se non avesse licenziato la ex compagna, si presentava presso il luogo di lavoro minacciando che avrebbe rapito il figlio, così cagionando nella ex compagna. un perdurante e grave stato di ansia e di paura, nonché un fondato timore per l’incolumità propria e dei prossimi congiunti, costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita; con l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di persona a cui è stato legato da relazione affettiva. L'autore di queste gravi comportamenti è stato condannato dal tribunale per essersi reso responsabile del reato di cui all'articolo 612 bis, commi 1 e 2 del codice penale.
Il condannato, non si è ritenuto soddisfatto della decisione pronunciata dalla corte di appello che lo ha duramente condannato ed ha proposto ricorso in cassazione. La corte di cassazione, però, ha confermato la sentenza di condanna affermando che era del tutto irrilevante l'assenza di documentazione medica sulla persona della danneggiata "essendo sufficiente che si sia verificato l'effetto destabilizzante" e si sia verificato "un grave stato di turbamento e di terrore, oltre al mutamento delle condizioni di vita" da parte dell'ex compagna. Per la corte di cassazione nella configurazione del reato in esame, "non si richiede l’accertamento di uno stato patologico, risultando sufficiente che gli atti abbiano un effetto destabilizzante della serenità e dell’equilibrio psicologico della vittima".Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 18646/17; depositata il 14 aprile

La donna nella Grecia classica e dintorni
Da Ippocrate in poi, molte teorie venivano formulate dalla medicina greca a proposito della capacità riproduttiva della donna, ed alcune erano estremamente fantasiose.
Si pensava infatti che l’utero “vagasse” per il corpo femminile se la donna non aveva rapporti e che quindi l’unico rimedio fosse il matrimonio.
Nel frattempo, alcuni medici consigliavano di legare la donna su una scala a testa in giù e scuoterla finché l’utero non fosse ritornato nella sua sede naturale; oppure, se era arrivato al cervello, si cercava di farlo scendere facendo annusare alla malcapitata sostanze maleodoranti. E così via.
La donna nubile era considerata con malevolenza all’interno della famiglia, in cui non aveva un ruolo preciso; solo sposandosi, acquisiva uno status sociale consono.
Anche il pensiero filosofico non era da meno riguardo alla differenza di genere: lo stesso Platone (considerato impropriamente paladino della parità tra maschio e femmina) riteneva che, per la teoria della reincarnazione, se un essere di sesso maschile operava male nella vita si sarebbe ritrovato dopo la morte ingabbiato in un corpo femminile.
Ad Atene, pur essendo il matrimonio monogamico, l’uomo poteva avere ben tre donne: la moglie, che gli assicurava la legittimità dei figli, una concubina ed una etera, che lo accompagnava nei banchetti pubblici ed era in grado di conversare di svariati argomenti. La moglie, anche se non era relegata in casa, non aveva occasione di intessere relazioni sociali, ma era isolata nell’ambito della famiglia, priva di una vera educazione e di possibilità reali di socializzazione.
Anche ai giorni nostri, le donne devono fronteggiare sul lavoro il mobbing e la discriminazione di genere. Non è difficile comprendere perché ciò possa avvenire, considerati anche questi precedenti storici dei nostri antenati scientifici, letterari e filosofici che, pur nella loro cultura, hanno sempre attribuito alla donna un ruolo marginale e di sottomissione.
Nella foto: vaso greco che raffigura la nascita di Bacco dalla coscia di Zeus; aspirazione all'autosufficienza maschile. Opera esposta nel museo nazionale archeologico di Taranto.