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Licenziamento annullato per fatto insussistente

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06/10/2025

Onere della prova sul datore: messaggi WhatsApp ambigui non valgono come prova di richiesta di denaro. Disposta la reintegra ex art. 18.

Tribunale di Pavia, giudice del lavoro Marcella Frangipani (ud. 12.08.2025; pubblicazione 16.08.2025): licenziamento per giusta causa annullato perché il fatto è insussistente; gli scambi WhatsApp addotti dall’azienda non provano alcuna richiesta di denaro e risultano compatibili con una normale trattativa commerciale in un mercato “spietato”, mentre la datrice — rimasta contumace — non ha offerto alcuna prova dell’addebito (giudice e udienza: ; ambiguità dei messaggi e contesto: ). Principio affermato: ai sensi dell’art. 5 L. 604/1966 l’onere della prova della giusta causa grava inderogabilmente sul datore e non può essere spostato invocando il criterio di “vicinanza alla fonte di prova”; se gli elementi sono non univoci o contraddittori, il fatto contestato non è dimostrato e il licenziamento è illegittimo (motivazione: ). Conseguenze: reintegrazione ex art. 18 St. lav. (lavoratore ante 7.3.2015; impresa con 153 dipendenti), retribuzioni dal recesso alla reintegra (minimo 12 mensilità), contributi e spese a carico della resistente (dispositivo: ).

Giudice Marcella Frangipani, pubblicazione 16 agosto 2025 —

 

 

 

 

 

 

 

La donna nella Grecia classica e dintorni

Da Ippocrate in poi, molte teorie venivano formulate dalla medicina greca a proposito della capacità riproduttiva della donna, ed alcune erano estremamente fantasiose.

Si pensava infatti che l’utero “vagasse” per il corpo femminile se la donna non aveva rapporti e che quindi l’unico rimedio fosse il matrimonio. 

Nel frattempo, alcuni medici consigliavano di legare la donna su una scala a testa in giù e scuoterla finché l’utero non fosse ritornato nella sua sede naturale; oppure, se era arrivato al cervello, si cercava di farlo scendere facendo annusare alla malcapitata sostanze maleodoranti.  E così via.

La donna nubile era considerata con malevolenza all’interno della famiglia, in cui non aveva un ruolo preciso; solo sposandosi, acquisiva uno status sociale consono.

 Anche il pensiero filosofico non era da meno riguardo alla differenza di genere: lo stesso Platone (considerato impropriamente paladino della parità tra maschio e femmina) riteneva che, per la teoria della reincarnazione, se un essere di sesso maschile operava male nella vita si sarebbe ritrovato dopo la morte ingabbiato in un corpo femminile. 

 Ad Atene, pur essendo il matrimonio monogamico, l’uomo poteva avere ben tre donne: la moglie, che gli assicurava la legittimità dei figli, una concubina ed una etera, che lo accompagnava nei banchetti pubblici ed era in grado di conversare di svariati argomenti.  La moglie, anche se non era relegata in casa, non aveva occasione di intessere relazioni sociali, ma era isolata nell’ambito della famiglia, priva di una vera educazione e di possibilità reali di socializzazione.

Anche ai giorni nostri, le donne devono fronteggiare sul lavoro il mobbing e la discriminazione di genere. Non è difficile comprendere perché ciò possa avvenire, considerati anche questi precedenti storici dei nostri antenati scientifici, letterari e filosofici che, pur nella loro cultura, hanno sempre attribuito alla donna un ruolo marginale e di sottomissione.

 

Nella foto: vaso greco che raffigura la nascita di Bacco dalla coscia di Zeus; aspirazione all'autosufficienza maschile. Opera esposta nel museo nazionale archeologico di Taranto.