06/03/2021
In ospedale, come si sa, si va per curare le malattie. Anche quelle che si prendono dai parassiti. Questa volta i parassiti, sotto forma di formiche, si annidavano nelle bevande e nei cibi di un distributore automatico installato all'interno del Policlinico di Messina. Il proprietario del distributore si è difeso sostenendo che le formiche non erano sue ma di proprietà del policlinico perché si trovavano nei suoi locali; l'incuria non era a lui ascrivibile. Il tribunale l’ha condannato ugualmente e ha disposto il sequestro del distributore con la sua distruzione e quella delle bevande e dei cibi contaminati. La Cassazione ha confermato la condanna del proprietario ma non ha ritenuto giusta la decisione sul sequestro e sulla distruzione della macchina distributrice. Si sa che le macchine, diversamente dagli umani, non hanno colpa. Adesso la Corte di Appello di Messina, in diversa composizione, deve rivedere quanto già deciso in precedenza, e applicare i principi fissati dalla stessa Cassazione, e decidere definitivamente (forse) se il distributore meriti di essere effettivamente sequestrato e distrutto. (Cassazione penale n.9279 del 4 marzo 2019). Per la sopravvivenza di un distributore si sono coinvolti 4 gradi di giurisdizione, 12 giudici, 4 cancellieri, 4 pubblici ministeri. Numero degli avvocati non conosciuto.

La donna nella Grecia classica e dintorni
Da Ippocrate in poi, molte teorie venivano formulate dalla medicina greca a proposito della capacità riproduttiva della donna, ed alcune erano estremamente fantasiose.
Si pensava infatti che l’utero “vagasse” per il corpo femminile se la donna non aveva rapporti e che quindi l’unico rimedio fosse il matrimonio.
Nel frattempo, alcuni medici consigliavano di legare la donna su una scala a testa in giù e scuoterla finché l’utero non fosse ritornato nella sua sede naturale; oppure, se era arrivato al cervello, si cercava di farlo scendere facendo annusare alla malcapitata sostanze maleodoranti. E così via.
La donna nubile era considerata con malevolenza all’interno della famiglia, in cui non aveva un ruolo preciso; solo sposandosi, acquisiva uno status sociale consono.
Anche il pensiero filosofico non era da meno riguardo alla differenza di genere: lo stesso Platone (considerato impropriamente paladino della parità tra maschio e femmina) riteneva che, per la teoria della reincarnazione, se un essere di sesso maschile operava male nella vita si sarebbe ritrovato dopo la morte ingabbiato in un corpo femminile.
Ad Atene, pur essendo il matrimonio monogamico, l’uomo poteva avere ben tre donne: la moglie, che gli assicurava la legittimità dei figli, una concubina ed una etera, che lo accompagnava nei banchetti pubblici ed era in grado di conversare di svariati argomenti. La moglie, anche se non era relegata in casa, non aveva occasione di intessere relazioni sociali, ma era isolata nell’ambito della famiglia, priva di una vera educazione e di possibilità reali di socializzazione.
Anche ai giorni nostri, le donne devono fronteggiare sul lavoro il mobbing e la discriminazione di genere. Non è difficile comprendere perché ciò possa avvenire, considerati anche questi precedenti storici dei nostri antenati scientifici, letterari e filosofici che, pur nella loro cultura, hanno sempre attribuito alla donna un ruolo marginale e di sottomissione.
Nella foto: vaso greco che raffigura la nascita di Bacco dalla coscia di Zeus; aspirazione all'autosufficienza maschile. Opera esposta nel museo nazionale archeologico di Taranto.