22/09/2018
La titolare di un negozio di acconciature per capelli, a seguito di un accertamento dei carabinieri che aveva constatato l'impiego di un lavoratore clandestino privo di regolare contratto di lavoro, aveva chiesto ai militari di soprassedere e aveva infilato 3 banconote per un valore complessivo pari al € 50, nella mano sinistra di uno degli operanti.
La parrucchiera è stata tratta in arresto dalla forza pubblica perché vi era flagranza di reato. Ma il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lodi ha rigettato la richiesta di convalida dell'arresto della parrucchiera per il reato di istigazione alla corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio. Contro questo provvedimento di rigetto della convalida dell'arresto ha fatto ricorso in cassazione il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Lodi.
La cassazione ha accolto il ricorso della procura della Repubblica perché ha affermato che il giudice per le indagini preliminari, in questo caso, non ha adeguatamente valutato le circostanze oggettive che avevano indotto i carabinieri ad operare quell'arresto. L'esistenza delle condizioni dell'arresto devono essere valutate con specifico riferimento al momento in cui quel provvedimento è stato posto in essere, senza che abbiano incidenza successive ed estranee circostanze.
L'arresto da parte dei carabinieri per la Cassazione è stato regolarmente eseguito, nel rispetto delle previsioni di legge.
Corte di cassazione si sezione 6ª penale sentenza numero 40.264 del 27 giugno.
Nella foto: affresco di parrucchiera dalla villa dei misteri di Pompei.
Pandora, la prima donna della mitologia greca che inaugura la discriminazione di genere
Narra un mito greco che la prima donna mandata sulla terra dagli dei fosse Pandora, e che fosse stata inviata per punire gli uomini della loro superbia. In un tempo lontanissimo, infatti, sulla terra esistevano solo esseri di sesso maschile, quando l’eroe Prometeo (colui che guarda avanti), amico degli uomini, volle portar loro il fuoco e quindi il progresso. Gli dei, irati per questo atto di disobbedienza, condannarono Prometeo ad una pena atroce e gli uomini ad aver bisogno delle donne. A Pandora gli dei avevano donato sia un bell’aspetto che un cuore menzognero ed un’indole ambigua. La prima donna era stata definita “un male così bello” che nessuno le poteva sfuggire. Ora, il fratello di Prometeo, che si chiamava Epimeteo, un giovane impulsivo che non pensava alle conseguenze delle sue azioni ( il suo nome significa “vedo dopo”), si invaghì di Pandora e la portò nella sua casa. Alla donna era stato detto che non avrebbe dovuto mai aprire un certo vaso: quale migliore raccomandazione per cedere alla tentazione di aprirlo? Il vaso venne aperto. Fu così che tutti i mali, prima sconosciuti agli esseri umani, si diffusero sulla terra. Ma, per fortuna, sul fondo del vaso rimase attaccata solo la speranza, unica consolazione per l’umanità.
Il mito greco con questa narrazione ci fornisce la spiegazione sulle ragioni della differenza di genere attribuendo la radice di tutti i mali del mondo alla donna. Nella mitologia greca e nei secoli successivi, la posizione della donna è stata sempre connotata da emarginazione e discriminazione perché nel pensiero filosofico le si è attribuita la causa di tutti i mali del mondo. La donna nella nostra storia meno recente non ha mai avuto ruoli, tranne rarissimi casi. A questa concezione negativa della mitologia greca fa da parallelo, sulla riva opposta del mare Egeo, anche la narrazione del libro della genesi con la figura di Eva che, con il suo comportamento, ha causato la sua definitiva cacciata, insieme a quella di Adamo, dal paradiso terrestre. La cultura occidentale moderna affonda le sue radici nella storia e nei valori greco-giudaico-cristiani. Ben si comprende, quindi, la dura lotta delle donne per conquistare nell'epoca moderna la parità di genere sul lavoro. Pandora ed Eva, anche ai giorni nostri, costituiscono il subconscio e la subcultura con cui occorre confrontarsi nella lotta quotidiana per conquistare la parità di genere nella società, nelle istituzioni e anche sul luogo di lavoro.
Divieto di discriminazione
è vietata la discriminazione fondata sul sesso avente ad oggetto:
l'accesso al lavoro, il trattamento retributivo, i premi, la qualifica, le mansioni, la carriera e ogni altro aspetto del trattamento economico e normativo.
la discriminazione può essere diretta o indiretta. La discriminazione indiretta si ha quando un comportamento o una condotta che appaiono essere neutri in realtà discriminano in ragione del sesso.
Dimissioni e maternità
La risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, o, in caso di adozione internazionale, nei primi tre anni, devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio. A detta convalida e' sospensivamente condizionata l'efficacia della risoluzione del rapporto di lavoro.