Lo dice la Corte di Appello di Milano

Si può essere testimoni per un collega sugli stessi fatti che hanno causato il proprio licenziamento

Lo dice la Corte di Appello di Milano

24/11/2017 La Corte di Appello di Milano ha affermato la piena capacità ad essere sentito come testimone di un lavoratore chiamato a deporre sui medesimi fatti che hanno comportato il suo licenziamento disciplinare. Per la Corte non si può testimoniare  solo se esiste  un interesse che legittimi l’intervento del testimone  nella causa dove dovrebbe rendere le sue... [Leggi tutto]

Per far valere un diritto occorre essere ben difesi: diversamente si perde anche se si ha ragione

23/01/2017   Una lavoratrice ha proposto domanda di risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali conseguenti dalle condotte mobbizzanti subite dal datore di lavoro. Il tribunale ha respinto la domanda. La corte d'appello di Milano ha confermato la decisione del tribunale sostenendo che la domanda di risarcimento non poteva essere accolta perché il danno da mobbing non è un... [Leggi tutto]

Per ben agire nei tribunali occorre indicare in modo specifico il fatto dannoso

21/07/2016 La frequentatrice di un supermercato  ha agito in tribunale contro il Comune di Pordenone, assumendo che in qualità di ente proprietario, tenuto alla custodia del parcheggio sito a servizio di un supermercato, era obbligato a risarcirle i danni alla persona subiti a causa del sinistro occorsole quando, dopo aver effettuato acquisti presso il locale commerciale, mentre si recava... [Leggi tutto]

Il datore di lavoro non ha diritto all'accesso delle dichiarazioni testimoniali rese dai lavoratori agli ispettori

23/02/2016   Il Consiglio di Stato nega il diritto all'accesso dell'impresa ai documenti contenenti le dichiarazioni rese in sede ispettiva dai lavoratori. Il rifiuto é motivato dall'esigenza di "prevenire eventuali atti di ritorsione o indebite pressioni da parte del datore di lavoro" nei confronti dei dipendenti che hanno rilasciato le dichiarazioni e "a preservare in un contesto... [Leggi tutto]

La procedura di mediazione non può essere un simulacro ma deve essere effettiva, pena la improcedibilità della domanda

29/12/2015 Contro un decreto ingiuntivo di pagamento è stata proposta opposizione con domanda riconvenzionale nei confronti del creditore procedente. Il giudice disponeva che le parti esperissero la procedura di  mediazione obbligatoria . Le parti, comparse davanti all'organo di mediazione, davano atto che "allo stato non sussistono i presupposti per poter dare avvio al procedimento di... [Leggi tutto]

Le pretese economiche devono essere contestate in modo specifico.

20/10/2015   Il processo del lavoro ha delle regole rigorose che devono essere sempre osservate, a pena di decadenza definitiva. Una di queste regole è rappresentata dall'onere che il datore di lavoro ha di contestare in modo specifico il conteggio presentato dal lavoratore a sostegno delle sue domande di pagamento. Nel caso in cui il datore Di lavoro si dovesse limitare ad una... [Leggi tutto]

Mediazione civile: il Giudice può sempre invitare le parti a mediare, anche trattandosi di diritti indisponibili

19/09/2015 In una situazione di fatto del tutto peculiare, rappresentata dalla prosecuzione di un giudizio di nullità del matrimonio per bigamia da parte degli eredi (a causa della morte, in corso di causa, del marito), il Giudice ha aperto la strada alla mediazione civile fra questi e la moglie, nonostante l’oggetto del processo riguardasse, come noto, diritti indisponibili. In particolare,... [Leggi tutto]

Anche se il fatto è negativo, l’onerato deve provare i fatti contrari al negativo

13/09/2015 In merito all’onere della prova di un fatto negativo in materia previdenziale ,come nel caso esaminato dalla corte, la cassazione ha affermato che “…il principio generale sull'onere della prova di cui all'art. 2697 c.c., che non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto "fatti negativi", in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude... [Leggi tutto]

Il danno morale necessita della prova

08/09/2015 Il danno morale conseguente a un reato, come le lesioni colpose a causa di incidente stradale, è sempre stato considerato dalla giurisprudenza, di merito e di cassazione, come un danno in re ipsa, che non aveva necessità di allegazioni e di prova. Da alcuni anni, pero, la giurisprudenza della Corte di Cassazione e dei giudici di merito è mutata nel senso di richiedere la... [Leggi tutto]
Cassazione  2015, n. 14928

La discriminazione onere del lavoratore, la giustificazione del licenziamento onere del datore di lavoro

Cassazione 2015, n. 14928

19/07/2015 Il fatto: il Tribunale respingeva la domanda proposta da un lavoratore di annullamento/nullità del licenziamento. Il giudice riteneva non dimostrato il carattere ritorsivo o discriminatorio del licenziamento, mentre ha ritenuto  sussistente il giustificato motivo oggettivo del licenziamento dedotto dal datore di lavoro.  La Corte di appello nel confermare la... [Leggi tutto]
Corte Costituzionale, sentenza 29 aprile – 13 maggio 2015, n. 78.

La Corte Costituzionale afferma che contro l'ordinanza sul licenziamento decide lo stesso giudice che l'ha emessa

Corte Costituzionale, sentenza 29 aprile – 13 maggio 2015, n. 78.

17/05/2015  La legge Fornero, n. 92 del 2012, entrata in vigore il 18 luglio, prevede che quando si impugna un licenziamento e si chiede l'applicazione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, con la reintegrazione nel posto di lavoro, si debba seguire un particolare rito processuale e che in questo rito non possono essere proposte domande diverse da quelle aventi ad oggetto la reintegrazione... [Leggi tutto]
Cassazione sentenza  n. 5717/2015

Il ricorso contro il licenziamento va depositato velocemente

Cassazione sentenza n. 5717/2015

29/03/2015 Il fatto La corte di appello di Catanzaro ha considerato tempestiva l'impugnazione del licenziamento proposta con ricorso depositato il 21 gennaio 2013 considerando rispettato il termine di 270 giorni di cui all’art. 6 della legge 604 del 1966 come modificato dall'art 32 della legge n. 183 del 2010, che prevede il termine di sessanta giorni per l'impugnazione del licenziamento e... [Leggi tutto]
Le vie della prova di un fatto sono complesse

La registrazione occulta ha valore di prova piena

Le vie della prova di un fatto sono complesse

29/01/2015 Il datore di lavoro contesta, tra l'altro, ad un dipendente che ha licenziato per motivi disciplinare di aver tentato una registrazione non autorizzata, , della conversazione avuta con i superiori. La Corte di Cassazione, in modo chiaro e limpido ha affermato che " la registrazione fonografica di un colloquio tra persone presenti rientra nel genus delle riproduzioni meccaniche di cui... [Leggi tutto]

E’ lecito produrre nella causa i documenti aziendali anche se riservati

05/12/2014 La Corte d'appello ha dichiarato illegittimo il licenziamento disciplinare intimato a R.D.M. per avere, nel corso del giudizio da lei instaurato per il conseguimento d'un superiore inquadramento contrattuale, prodotto in fotocopia documenti aziendali ritenuti riservati. La Corte di Cassazione confermando la sentenza dei giudici di merito ha affermato il seguente principio: “Questa... [Leggi tutto]
Cassazione sentenza n. 14756/2014

Il Giudice non è un consulente legale della parte

Cassazione sentenza n. 14756/2014

25/07/2014 Con la sentenza n. 14756/2014, la Corte di Cassazione ha statuito in modo inequivoco, l’impossibilità di poter ricorrere all’autorità giudiziaria per accertare l’illegittimità del comportamento di alcuni lavoratori  e l’esistenza degli estremi della giusta causa di licenziamento. Tutto ciò ancor prima che il datore di lavoro adottasse il... [Leggi tutto]
Cassazione sentenza 8804/2014

Incombe sul lavoratore l'onere di dare la prova del mobbing

Cassazione sentenza 8804/2014

06/07/2014 Un lavoratore, dipendente della Regione Autonoma Valle d'Aosta, si rivolgeva al tribunale di Aosta su esponendo di aver subito un infarto al miocardio imputabile al datore di lavoro per il sovraccarico di lavoro, le vessazioni di un superiore gerarchico configurante Mobbing e la sottoposizione a procedimenti penali, successivamente archiviati, collegati all'attività lavorativa. Su... [Leggi tutto]
Cassazione civile sez. un. 8053/2014

Il legislatore riduce sempre più le garanzie dei cittadini: pochi e selezionati ricorsi in cassazione

Cassazione civile sez. un. 8053/2014

23/06/2014 Fino al mese di giugno 2012 le sentenze civili potevano essere impugnate avanti la suprema corte di cassazione, come previsto dal punto 5 dell'art. 365 del codice di procedura civile, anche " per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d'ufficio. " Questo articolo è stato modificato... [Leggi tutto]
Cassazione sentenza n. 11715/2014

Il lavoratore ha l’onere di dare la prova di non essere tossicodipendente

Cassazione sentenza n. 11715/2014

02/06/2014 Il tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato ad un lavoratore adibito ad attività di autista per non aver la società dato prova giudiziale dello stato di tossicodipendenza del lavoratore. La corte di appello ha confermato la sentenza di reintegrazione nel posto di lavoro. La corte di cassazione ha... [Leggi tutto]

Il rito Fornero del licenziamento può essere trasformato in quello ordinario

07/05/2014 La legge Fornero  del mese di luglio 2012, come è notorio, ha modificato profondamente il rito processuale del lavoro prevedendo obbligatoriamente una particolare procedura per l'impugnazione dei licenziamenti in stabilità reale, con l'applicazione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Questa normativa tra gli operatori ha fatto sorgere dispute e opposte... [Leggi tutto]
Lo dice il giudice Porcelli del tribunale di Milano

A chi spetta provare la subordinazione?

Lo dice il giudice Porcelli del tribunale di Milano

29/03/2014 Chi rivendica la subordinazione della sua prestazione lavorativa è onerato dall’obbligo di fornire gli utili elementi da cui desumere la subordinazione. Pubblichiamo di seguito i principi affermati in una sentenza della dott.ssa Porcelli del tribunale di Milano sez lavoro che ben sintetizza la problematica. La sentenza risale al 2006 ma conserva intatta la sua attualità... [Leggi tutto]

Chi intende far valere un proprio diritto che assume essere stato violato, deve proporre la sua domanda al giudice che per legge è dichiarato competente a conoscere della controversia: Per le controversie di lavoro è il tribunale del lavoro del luogo in cui è stata resa la prestazione.

La condizione essenziale per poter proporre una domanda il giudice è quella di avervi interesse. Se manca l'interesse la domanda al giudice è inammissibile.

Il giudice del lavoro non può statuire sopra le domande a lui proposte, se la parte contro la quale la domanda è stata proposta non è stata regolarmente citata in causa.

Chiunque può intervenire in un processo tra altre persone se ha un proprio diritto relativo all'oggetto del processo medesimo da far valere nei confronti di tutte le parti in causa o di qualcuna di esse.

Il giudice deve pronunciare su tutte le domande che le parti gli hanno proposto; non può pronunciare d'ufficio sulle eccezioni che possono essere proposte solo dalle parti interessate.

Il giudice, nel pronunciare la sua decisione, deve porre a fondamento di quanto da lui deciso le prove che gli sono state offerte dalle parti interessate e in causa. 

Dalla Costituzione della Repubblica italiana

Art. 24. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa e' diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Art. 25. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

 

Arbitrato con finalità di conciliazione

File:Manet, Edouard - Argenteuil, 1875.jpg - Wikimedia CommonsLe norme in materia di diritto del lavoro hanno lo scopo di proteggere i lavoratori che sono la parte debole del rapporto contrattuale.

Vi è una norma di forte tutela, che rappresenta l'architrave dell'intero sistema giuridico, che consente al lavoratore  di impugnare ogni sua rinuncia o transazione sottoscritte durante il rapporto; si tratta dell'articolo 2113 del codice civile ( rinunzie e transazioni). L'impresa e il  lavoratore molte volte hanno l'esigenza di sottoscrivere tra loro un nuovo accordo sulle condizioni contrattuali, dando certezza assoluta all'accordo stesso, senza possibilità che il lavoratore possa impugnarlo successivamente. Per raggiungere questo obiettivo le parti interessate devono sottoscrivere il loro accordo in una sede protetta e cioè avanti  l'Autorità Giudiziaria oppure alla Direzione Territoriale del Lavoro, ad un Arbitrato di conciliazione  costituito  tra le parti  al fine di sottoscrivere quel nuovo accordo ed infine avanti le opposte organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori della categoria di appartenenza. Lo strumento più appropriato, per celerità e immediatezza, è quello della conciliazione in sede di collegio arbitrale, avviato dalle parti allo scopo specifico di ufficializzare e stabilizzare il raggiunto accordo tra il datore di lavoro e il lavoratore. La sottoscrizione del verbale di conciliazione in sede arbitrale si può realizzare, con le necessarie garanzie procedurali, a garanzia di tutte le parti interessate, entro qualche giorno dalla decisione di avviarlo. Si tratta di uno strumento di grande dignità giuridica, di garanzia, trasparenza  e lealtà contrattuale tra le parti. Trattandosi di una conciliazione da sottoscrivere, e che le parti hanno già tra loro individuato, i costi sono molto ma molto ridotti.