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l'impresa può attribuire unilateralmente mansioni inferiori, preservando lo stesso trattamento economico

Il terzo decreto attuativo del jobs act del mese di febbraio 2015 ha riscritto interamente le previsioni dell'articolo 2103 del codice civile, che da decenni nel nostro ordinamento detta la disciplina delle mansioni del lavoratore.

La nuova norma, prevede, come la precedente, che il lavoratore debba essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all'inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello di inquadramento delle ultime mansioni effettivamente svolte.

La nuova disciplina, diversamente dalla precedente, adesso, prevede che nel caso in cui intervenga una modifica degli "assetti organizzativi aziendali che incidono sulla posizione del lavoratore" al lavoratore interessato possono essere assegnate, su iniziativa dell'azienda, "mansioni appartenente al livello di inquadramento inferiore". Nel passato, era impossibile un qualsiasi mutamento in peius delle mansioni del lavoratore; adesso questo mutamento diventa giuridicamente legittimo. Se l'assetto organizzativo dell'azienda muta, l'impresa ben può adibire il lavoratore a mansioni appartenenti ad un livello inferiore. La condizione essenziale che legittima il mutamento di queste mansioni è la "modifica degli assetti organizzativi aziendali" che abbiano rilevanza ed incidenza sulla posizione del lavoratore interessato.

In conseguenza dell'attribuzione delle mansioni inferiori, però, il lavoratore continua ad avere diritto al precedente inquadramento e al medesimo trattamento retributivo ad eccezione, però, di quelle indennità che siano specificatamente collegate alle particolare modalità di svolgimento della precedente mansione di livello superiore.

Nella vecchia formulazione dell'articolo 2103 il lavoratore acquisiva il diritto a godere e ad avere il riconoscimento del superiore inquadramento nel caso in cui egli fosse stato adibito alle mansioni superiori per oltre tre mesi. Adesso, questo limite dei tre mesi, è stato aumentato a sei mesi. Il lavoratore, pertanto, potrà ottenere il riconoscimento del superiore inquadramento solo nel caso in cui la sua adibizione alla mansione superiore si sia protratta oltre il sesto mese. Evidentemente la norma  intende favorire lo ius variandi dell'impresa, senza farle sopportare con automaticità e immediatezza il superiore trattamento economico spettante al lavoratore interessato. I sei mesi di adibizione alla mansione superiore per ottenere il riconoscimento superiore di inquadramento devono essere svolti in modo continuativo e non a singhiozzo.

Le parti, con accordo sottoscritto in una  sede protetta (direzione territoriale del lavoro, sede sindacale, autorità giudiziaria, collegio arbitrale) possono stipulare accordi individuali che abbiano ad oggetto la modifica delle mansioni, il livello di inquadramento e la retribuzione. Ma questi accordi devono avvenire nell'interesse del lavoratore alla conservazione del posto di lavoro, all'acquisizione di una diversa professionalità o al miglioramento delle condizioni di vita. 

 Le nuove norme sono nel Decreto legislativo riordino contratti e mansioni n. 81 del 2015.

Il nuovo e il vecchio testo dell'art. 2103 del codice civile sono riportati nella sottostante tabella.