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La somministrazione illecita di manodopera, conseguenze più lievi a favore dell'utilizzatore

Fino ad oggi in presenza di somministrazione illecita di manodopera, il lavoratore poteva agire contro il datore di lavoro effettivo utilizzatore delle sue energie, per chiedere la costituzione del rapporto di lavoro direttamente con lui con l’aggiunta  del risarcimento dei danni  che era pari alle retribuzioni perse dalla data di estromissione dal posto di lavoro, o dall’offerta della prestazione, fino all’effettiva reintegrazione nel posto di lavoro.

Adesso il decreto attuativo  del jobs act del mese di febbraio 2015 interviene pesantemente  sulla materia introducendo due modifiche essenziali che tendono a tutelare l’impresa inadempiente che ha dato origine alla condotta fraudolenta della somministrazione illecita.

La nuova normativa prevede che il lavoratore deve impugnare la sua estromissione dal posto di lavoro nei confronti dell’utilizzatore entro il termine di 60 giorni e proporre la sua azione giudiziaria entro il successivo termine dei 180 giorni. Questi termini sono previsti a pena di decadenza. La loro inosservanza comporta la definitiva perdita di ogni diritto.

L’impresa che subisce l’azione di riconoscimento del rapporto di lavoro per somministrazione illecita,  potrà comunque essere condannata a dover riconoscere un risarcimento del danno che va da un minimo di 2,5 mensilità ad un massimo di 12 mensilità della retribuzione globale di fatto percepita, qualunque sia il tempo di sofferta disoccupazione del lavoratore già occupato illecitamente ed estromesso in modo  illegittimo dal posto di lavoro. La norma si preoccupa di aggiungere che “La predetta indennità ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprese le conseguenze retributive e contributive, relativo al periodo compreso tra la data in cui il lavoratore ha cessato di svolgere la propria attività presso l’utilizzatore e la pronuncia del provvedimento con il quale il giudice abbia ordinato la costituzione del rapporto di lavoro.”

Il risarcimento così per legge è limitato nella sua quantificazione anche se la sentenza che riconosce il diritto interviene a distanza di un tempo ben superiore a 12 mesi.  Le disfunzioni della giustizia restano così tutte a carico del lavoratore e cioè del soggetto più debole del rapporto contrattuale e sociale.

Le nuove norme sono nel Decreto legislativo riordino contratti e mansioni.pdf n. 81 del 2015.