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Jobs act e cassa integrazione

La legge numero 223/1991 disciplina il licenziamento collettivo. Questa legge consente la concessione dell'intervento straordinario della cassa integrazione anche nei casi di dichiarazione di fallimento o di sottoposizione del datore di lavoro ad una procedura concorsuale. La cassa integrazione può essere concessa su domanda del curatore della procedura fallimentare. La cassa integrazione può anche essere concessa prima  della dichiarazione di fallimento o di ammissione della società ad una procedura concorsuale.

Il jobs act entra a gamba tesa nelle previsioni di questa legge perché ha previsto “l'impossibilità di autorizzare le integrazioni salariali in caso di cessazione di attività aziendale o di un ramo di essa “. Il governo in esecuzione della legge delega dovrà, pertanto, rivedere tutta la normativa della cassa integrazione così come è stata applicata dal 1991. Se l'attività aziendale si prevede che debba cessare, in tutto e in parte, i lavoratori non potranno più usufruire della cassa integrazione. Con notevoli risparmi dell’erario pubblico

Il jobs act delega il governo  a revisionare  i limiti di durata della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, con  la previsione di incentivi per favorire i meccanismi di rotazione tra i  lavoratori coinvolti nella cassa integrazione sia ordinaria che straordinaria.

Quantificazione della Retribuzione nel lavoro subordinato

L'adozione, quale parametro per la determinazione della giusta retribuzione ex art. 36 Cost., di un contratto collettivo non direttamente applicabile al rapporto di lavoro in contestazione, ne importa un'applicazione limitata alla determinazione della retribuzione base e non si estende ad altri istituti contrattuali che (come le mensilità aggiuntive) hanno carattere retributivo ma trovano origine nella forza contrattuale delle parti collettive più che nel soddisfacimento delle esigenze del lavoratore tutelate dal progetto costituzionale, salvo che la valutazione di essi sia essenziale per l'adeguamento della retribuzione ai sensi della norma citata.

Cassazione civile sez. lav.  13 marzo 1990 n. 2021

Il contratto collettivo non si applica in ogni caso

In tema di adeguamento della retribuzione ai sensi dell'art. 36 Cost., il giudice, anche se il datore di lavoro non aderisca ad alcuna delle organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, può assumere a parametro il contratto collettivo di settore, con riferimento limitato ai soli titoli previsti dal CCNL che integrano il concetto di giusta retribuzione, costituita dai minimi retributivi stabiliti per ciascuna qualifica dalla contrattazione collettiva e con esclusione, pertanto, dei compensi aggiuntivi, degli scatti di anzianità e delle mensilità ulteriori rispetto alla tredicesima. Ne consegue che per la determinazione del corrispettivo dell'attività lavorativa in regime di subordinazione di un medico di casa di cura privata va escluso il compenso di pronta reperibilità, in quanto voce retributiva tipicamente contrattuale. Cassazione civile sez. lav.  04 dicembre 2013 n. 27138