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Jobs act e scopo dell’intervento legislativo

Lo scopo enunciato dell'intervento legislativo: assicurare tutele uniforme, semplificare le procedure in materia di lavoro.

Il jobs act  del governo Renzi, che tanti scontri, dibattiti e passioni opposte suscita a livello politico e sindacale, ha lo scopo dichiarato di “ assicurare in caso di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, di razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale e di favorire il coinvolgimento attivo di quanti siano espulsi dal mercato del lavoro ovvero siano beneficiari di ammortizzatori sociali, semplificando le procedure amministrative e riducendo gli oneri non salariali del lavoro,…”. Il tutto allo scopo dichiarato di “rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione”.

Il programma come enunciato è ambizioso e meritevole ma gli strumenti e le soluzioni attraverso cui questo programma dovrebbe essere realizzato sono incerti e sfumati se non addirittura, in alcuni casi, inesistenti e rimandati ad altri interventi del Governo. Sarà compito del governo  con inedita “funzione legislativa" individuarli in un futuro prossimo e farne legge dello Stato.

Quantificazione della Retribuzione nel lavoro subordinato

L'adozione, quale parametro per la determinazione della giusta retribuzione ex art. 36 Cost., di un contratto collettivo non direttamente applicabile al rapporto di lavoro in contestazione, ne importa un'applicazione limitata alla determinazione della retribuzione base e non si estende ad altri istituti contrattuali che (come le mensilità aggiuntive) hanno carattere retributivo ma trovano origine nella forza contrattuale delle parti collettive più che nel soddisfacimento delle esigenze del lavoratore tutelate dal progetto costituzionale, salvo che la valutazione di essi sia essenziale per l'adeguamento della retribuzione ai sensi della norma citata.

Cassazione civile sez. lav.  13 marzo 1990 n. 2021

Il contratto collettivo non si applica in ogni caso

In tema di adeguamento della retribuzione ai sensi dell'art. 36 Cost., il giudice, anche se il datore di lavoro non aderisca ad alcuna delle organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, può assumere a parametro il contratto collettivo di settore, con riferimento limitato ai soli titoli previsti dal CCNL che integrano il concetto di giusta retribuzione, costituita dai minimi retributivi stabiliti per ciascuna qualifica dalla contrattazione collettiva e con esclusione, pertanto, dei compensi aggiuntivi, degli scatti di anzianità e delle mensilità ulteriori rispetto alla tredicesima. Ne consegue che per la determinazione del corrispettivo dell'attività lavorativa in regime di subordinazione di un medico di casa di cura privata va escluso il compenso di pronta reperibilità, in quanto voce retributiva tipicamente contrattuale. Cassazione civile sez. lav.  04 dicembre 2013 n. 27138