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Jobs act e mutamento delle mansioni

Il nostro codice prevede che il datore di lavoro può mutare le mansioni del lavoratore a condizione che le nuove mansioni non siano inferiori per qualità professionale rispetto a quelle per le quali il lavoratore è stato assunto o che ha per ultimo svolte. Adibire illegittimamente il lavoratore a mansioni inferiore, dequalificandolo, comporta anche un obbligo risarcitorio a carico dell' impresa e l'obbligo di riassegnare le vecchie o equivalenti mansioni.

La giurisprudenza, in casi limite, consente allimpresa il mutamento delle mansioni in peius quando questo mutamento appresenta l'unica possibilità per poter conservare posto di lavoro. Esiste anche l’obbligo del datore di lavoro di adibire il lavoratore a mansioni inferiori se è divenuto inidoneo fisicamente allo svolgimento delle mansioni superiori, con il mantenimento del trattamento economico.

Il jobs act, nell'intento di favorire l'occupazione, ha previsto ad opera del governo, la revisione della disciplina della immutabilità delle mansioni nel caso in cui vi sia un processo di riorganizzazione, ristrutturazione o riconversione aziendale. La legge delega chiaramente conferisce al governo il potere di ridisegnare la disciplina del mutamento delle mansioni, consentendolo, sia pur solo nei casi in cui vi sia un processo di riorganizzazione o ristrutturazione dell'azienda. Questa modifica della disciplina del  mutamento della mansione è dettata dalla necessità di salvaguardare, innanzitutto, il posto di lavoro di chi, diversamente, dovrebbe essere licenziato. L'intento è certamente positivo. La materia è molto delicata perché la rivisitazione della norma giuridica non si applica solo alle nuove assunzioni ma si applica anche a tutti i rapporti di lavoro che sono già in essere.

Il governo con la nuova norma deve fissare i criteri di mutamento delle mansioni e deve anche individuare il conseguente inquadramento del lavoratore demanzionato con il  trattamento economico che dovrà godere da quel momento in poi.

La legge delega consente al governo, infine, di demandare alla contrattazione collettiva, anche aziendale, la  facoltà di individuare ulteriori ipotesi rispetto a quelle legislativamente previste di poter far ricorso al demansionamento. Prevedendo il mutamento delle pensioni in pejus  si imbocca una nuova via, sia pur in modo timido, perché si intacca uno dei capisaldi della legislazione giuslavoristica come l’abbiamo conosciuta per tanti decenni.

Quantificazione della Retribuzione nel lavoro subordinato

L'adozione, quale parametro per la determinazione della giusta retribuzione ex art. 36 Cost., di un contratto collettivo non direttamente applicabile al rapporto di lavoro in contestazione, ne importa un'applicazione limitata alla determinazione della retribuzione base e non si estende ad altri istituti contrattuali che (come le mensilità aggiuntive) hanno carattere retributivo ma trovano origine nella forza contrattuale delle parti collettive più che nel soddisfacimento delle esigenze del lavoratore tutelate dal progetto costituzionale, salvo che la valutazione di essi sia essenziale per l'adeguamento della retribuzione ai sensi della norma citata.

Cassazione civile sez. lav.  13 marzo 1990 n. 2021

Il contratto collettivo non si applica in ogni caso

In tema di adeguamento della retribuzione ai sensi dell'art. 36 Cost., il giudice, anche se il datore di lavoro non aderisca ad alcuna delle organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, può assumere a parametro il contratto collettivo di settore, con riferimento limitato ai soli titoli previsti dal CCNL che integrano il concetto di giusta retribuzione, costituita dai minimi retributivi stabiliti per ciascuna qualifica dalla contrattazione collettiva e con esclusione, pertanto, dei compensi aggiuntivi, degli scatti di anzianità e delle mensilità ulteriori rispetto alla tredicesima. Ne consegue che per la determinazione del corrispettivo dell'attività lavorativa in regime di subordinazione di un medico di casa di cura privata va escluso il compenso di pronta reperibilità, in quanto voce retributiva tipicamente contrattuale. Cassazione civile sez. lav.  04 dicembre 2013 n. 27138