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Jobs act e controlli a distanza.

L'articolo 4 dello statuto dei lavoratori vieta l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori. Questi impianti possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali oppure su autorizzazione dell'ispettorato del lavoro, nel caso in cui non sia stato possibilem raggiungere l'accordo sindacale.

Il jobs act  dà la delega al governo lper la “revisione della disciplina del controllo a distanza, tenendo conto dell'evoluzione tecnologica e contemperando le esigenze produttive ed organizzative dell'impresa con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore”.

La normativa dello statuto dei lavoratori attualmente esistente risponde sicuramente anche ai principi di conteperamento degli opposti interessi,  enunciati dalla nuova  legge delega. Ma la legge delega  adesso ha delegato il Governo a emanare nuove normative per modificare e superare la norma esistente. Se il   governo emanasse in esecuzione della nuova legge delega, una normativa identica a quella attualmente esistente nello statuto dei lavoratori, nessuno potrebbe avere alcunché da obiettare essendovi corrispondenza perfetta ai principi enunciati.

Che cosa il governo emanerà in esecuzione della legge delega in materia di controlli a distanza non è dato comprendere perchè la delega nulla dice. Di certo la legge delega si propone di superare il testo dell'attuale articolo 4 dello statuto dei lavoratori. La direzione che la nuova norma prenderà è incerta.

Gli strumenti della moderna tecnologia informatica consentono controlli a distanza molto invasivi, minuziosi, e a volte umilianti, sulla persona del lavoratore; non è semplice trovare una soluzione che assicuri la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore con le esigenze organizzative e produttive dell'impresa.

Quantificazione della Retribuzione nel lavoro subordinato

L'adozione, quale parametro per la determinazione della giusta retribuzione ex art. 36 Cost., di un contratto collettivo non direttamente applicabile al rapporto di lavoro in contestazione, ne importa un'applicazione limitata alla determinazione della retribuzione base e non si estende ad altri istituti contrattuali che (come le mensilità aggiuntive) hanno carattere retributivo ma trovano origine nella forza contrattuale delle parti collettive più che nel soddisfacimento delle esigenze del lavoratore tutelate dal progetto costituzionale, salvo che la valutazione di essi sia essenziale per l'adeguamento della retribuzione ai sensi della norma citata.

Cassazione civile sez. lav.  13 marzo 1990 n. 2021

Il contratto collettivo non si applica in ogni caso

In tema di adeguamento della retribuzione ai sensi dell'art. 36 Cost., il giudice, anche se il datore di lavoro non aderisca ad alcuna delle organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, può assumere a parametro il contratto collettivo di settore, con riferimento limitato ai soli titoli previsti dal CCNL che integrano il concetto di giusta retribuzione, costituita dai minimi retributivi stabiliti per ciascuna qualifica dalla contrattazione collettiva e con esclusione, pertanto, dei compensi aggiuntivi, degli scatti di anzianità e delle mensilità ulteriori rispetto alla tredicesima. Ne consegue che per la determinazione del corrispettivo dell'attività lavorativa in regime di subordinazione di un medico di casa di cura privata va escluso il compenso di pronta reperibilità, in quanto voce retributiva tipicamente contrattuale. Cassazione civile sez. lav.  04 dicembre 2013 n. 27138