Nel caso in cui un’impresa contesti al lavoratore un fatto di gravissima inadempienza contrattuale e promuova nei confronti dello stesso la procedura di contestazione di addebito di cui all'articolo 7 dello statuto dei lavoratori, nelle more dello svolgimento di questa procedura di contestazione di addebito, quel lavoratore può essere sospeso in via cautelare dal servizio.

Se la procedura di contestazione di addebito si chiude con l'adozione di un licenziamento immediato per giusta causa, il lavoratore non avrà diritto al pagamento della retribuzione per tutto il periodo della sua sospensione cautelare dal servizio. Se, invece, la procedura di contestazione di addebito si chiude con un licenziamento per giustificato motivo soggettivo o con una sanzione conservativa del posto di lavoro, il datore di lavoro dovrà corrispondere al lavoratore la normale retribuzione per tutto il periodo della sospensione cautelare dal servizio.

I contratti collettivi a volte  disciplinano in modo specifico questo istituto della sospensione cautelare.

Prima della legge Fornero, la numero 92/2012, il lavoratore, nel periodo della sospensione cautelare dal servizio, aveva in ogni caso diritto al pagamento della retribuzione. La nuova legge ha previsto un  trattamento peggiorativo per il lavoratore come si evince dalla lettura del comma 41 della stessa legge.