Per proporre appello contro la sentenza del tribunale del lavoro bisogna avervi interesse. Contro la sentenza di primo grado del tribunale si può proporre l'impugnazione avanti la corte di appello sezione lavoro. L'atto di appello deve essere specifico e deve consentire al giudice e alle parti di conoscere pienamente i motivi di lagnanza contro la sentenza di primo grado. Il convenuto in appello può, a sua volta, proporre contro la sentenza appello incidentale.
L'udienza di discussione della causa è pubblica. Il giudice è collegiale. All'udienza di discussione vi è uno dei tre giudici, che funge da giudice relatore, che preliminarmente espone i motivi dell'appello e la difesa del convenuto. Dopo questa breve esposizione, intervengono gli avvocati difensori delle parti che possono integrare le loro difese già presentate per iscritto.
Avvenuta la discussione orale, la corte si riunisce immediatamente in camera di consiglio; all'esito della camera di consiglio, pronuncia pubblicamente il dispositivo della sentenza. Successivamente è pubblicata anche la motivazione della decisione. La corte di appello può rinnovare le prove assunte nella causa di primo grado avanti il tribunale, può disporre nuove prove testimoniali e può ammettere consulenze o deferire giuramenti.

DAL CODICE DEONTOLOGICO FORENSE

Trovato in Francia un codice di Leonardo da Vinci - Storia Notizie.

PREAMBOLO

L’avvocato esercita la propria attività in piena libertà, autonomia ed indipendenza, per tutelare i diritti e gli interessi della persona, assicurando la conoscenza delle leggi e contribuendo in tal modo all’attuazione dell’ordinamento per i fini della giustizia.

Art. 7 – Dovere di fedeltà.

È dovere dell’avvocato svolgere con fedeltà la propria attività professionale.

Art. 9 – Dovere di segretezza e riservatezza.

È dovere, oltre che diritto, primario e fondamentale dell’avvocato mantenere il segreto sull’attività prestata e su tutte le informazioni che siano a lui fornite dalla parte assistita o di cui sia venuto a conoscenza in dipendenza del mandato.

I. L’avvocato è tenuto al dovere di segretezza e riservatezza anche nei confronti degli ex-clienti, sia per l’attività giudiziale che per l’attività stragiudiziale.

II. La segretezza deve essere rispettata anche nei confronti di colui che si rivolga all’avvocato per chiedere assistenza senza che il mandato sia accettato.

III. L’avvocato è tenuto a richiedere il rispetto del segreto professionale anche ai propri collaboratori e dipendenti e a tutte le persone che cooperano nello svolgimento dell’attività professionale.

 Art. 10 Dovere di indipendenza.

Nell’esercizio dell’attività professionale l’avvocato ha il dovere di conservare la propria indipendenza e difendere la propria libertà da pressioni o condizionamenti esterni.